09 gennaio 2010: Continuano nella Piana di Gioia Tauro le aggressioni ai migranti con mazze, spranghe, sassi e fucili a pallini; quattro sono stati i feriti solo nelle ultime ore. C'è da chiedersi allora perchè da più parti piovano appelli ai migranti e ferme condanne della loro rivolta, mentre si chiude un occhio- e talvolta tutti e due - davanti alla violenza generalizzata degli abitanti di Rosarno e dei territori limitrofi.
Ricordando che nel 2008 la giunta di Rosarno è stata sciolta per infiltrazione mafiosa e che quella di Gioia Tauro è tra le zone a più alta densità mafiosa della calabria, non stupisce che ci sia un esponente delle cosche (fonte repubblica.it) tra i cittadini fermati per le aggressioni ai migranti, mentre nello stesso comitato cittadino c'è "qualcos'altro che sfugge al controllo" (fonte corriere.it). Queste ultime parole del prefetto di Reggio, sono solo una perifrasi omertosa per non dire che non si tratta dell'ennesima guerra tra poveri e nemmeno solo di un problema di difficile integrazione, ma della gestione anomala di un ordine conteso dalle cosche.
In calabria la 'ndragheta, abituata a controllare il territorio palmo palmo, non tollera che i "suoi schiavi" si ribellino. La rivolta dei migranti deve essere gestita da chi il territorio lo governa, con le leggi e le modalità che vigono da sempre e (spiace dirlo ma spiaca ancora di più far finta di non vederlo) non sono quelle del resto di Italia. L'intrusione dello Stato non è gradita, non è una novità, mentre è nuovo invece vedere che gli ultimi arrivati non hanno paura. Questo è un effetto collaterale di cui solo ora le cosche cominciano a rendersi conto e che vedono la necessità di soffocare sul nascere, prima che la rabbia venga incanalata in forme di autorganizzazione dal basso che per la prima volta possano mettere in discussione il presupposto che consente loro di avere potere di vita, lavoro e morte. Alle cosche non interessa solo ristabilire la pax mafiosa tanto necessaria ai loro affari; ai boss interessa soprattutto ribadire chi comanda, chi fa le leggi e chi stabilisce la punizione per chi le infrange.
Il problema va molto più in là dell'immigrazione clandestina, cui i leghisti felicemente si appellano ogni qual volta sono a corto di soluzioni; va molto più in là anche della mancanza di tutele per i lavoratori stanieri e italiani.
Non è questione disinteresse verso la tanto invocata e deprecata questione meridionale. Piuttosto è l'esplosione delle contraddizioni di un compromesso che ha finora garantito la presenza di parti del paese gestite dalle mafie o cogestite in totale comunanza di intenti.
In tutti questi decenni non si può dire infatti che lo Stato non abbia fatto niente per la mafia. A Milano per esempio la 'ndragheta (la stessa 'ndrangheta che organizza la caccia all'africano) siede al tavolo per l'Expo.
Anche per i migranti si riesce sempre a fare una cosa: deportarli nei cpt, criminalizzarli e non riconoscere nemmeno in una situazione del genere il loro coraggio, un coraggio che noi non abbiamo mai avuto.
07 gennaio 2010:
Un fucile a pompa, qualche proiettile sufficiente a ribadire chi comanda, nelle terre delle 'ndrine, nel comune di Rosarno (già sciolto per infiltrazione mafiosa) e soprattutto per chiarire a tutti che le regole sono dettate dai boss. Non è la prima volta che accade e non è la prima volta che i migranti reagiscono... hanno fatto migliaia dfi kilometri, attraversato il Mediterraneo e il deserto per giungere in un luogo dove vivere senza guerra e si trovano a raccogliere pomodori alcuni mesi l'anno per 15 euro al giorno, ma quello che fanno più fatica a sopportare è la struttura mafiosa, omertosa e autoritaria di questo sistema di sfruttamento. Non sono cresciuti con l'andrangheta, anche se ne hanno viste di tutti i colori...
Questa volta la loro rabbia diventa rivolta, si scaglia appunto non solo contro lo sfruttamento, contro chi gestisce il potere ( dove trovare d'altra parte il sindaco in un comune commissariatro), na contro un sistema omertoso e complice, al fuoco le macchine e le vetrine, ferme le strade e le tangenziali.
Come a Castelvolturno sono africani che fanno tremare la mafia e la fanno tremare perchè non acettano il silenzio, perchè fanno parlare, perchè per ribellarsi infrangono una legge ben più radicata di quella dello Stato, sicuramente ancora più ingiusta, forse ancora più razzista.
Così Maroni, il leghista, ha già avuto modo di dire che il problema sono loro, non le condizioni disumane in cui vivevano, che la polizia riporterà l'ordine, in attesa che chi controlla il territorio si faccia poi una "sommaria giustizia" da sè o che, ancor meglio, contro la rabbia dei sfruttati si scateni la caccia all'uomo di un'intera popolazione, sostituendo lo scontro etnico alla rivendicazione sociale di dignità,. secondo uno schema ben noto alla Lega al nord, alle mafie al Sud, ai fascisti di ogni tempo e di ogni paese.