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Negli ultimi mesi in Turchia, a seguito di una grande vittoria elettorale del DTP (partito kurdo) alle ultime elezioni, la repressione dell'esercito turco è cresciuta fino a dichiarare illegale il Partito arrestando moltissimi dei suoi membri eletti. Contemporaneamente la guerra sulle montagne del Kurdistan si è spinta più volte in territorio iraqeno, con gli sconfinamenti dell'esercito di Ankara.
In Italia però nessuno, daipalazzi del Governo, sembra molto preoccupato della democrazia turca, così come nessuno spende parole per i diritti umani in Libia o per la sopravvivenza economica della Grecia... d'altra parte è risaputo che persino Berlusconi apprezza molto il modello di Lukashenko, Putin ed altri suoi intimi amici abituati a tenere saldamente il potere tra le mani senza scrupoli democratici o egualitari.
Diverso diventa il problema quando si tratta di reprimere chi si batte per il riconoscimento di alcuni diritti, chi prova ad alzare la voce, in tal caso l'epiteto trrorista può tornare facilmente utile per individuare un nemico su cui sguinzagliare l'Interpol. Così è avvenuto in queste ore con numerosi arresti in Italia ai danni di militanti del PKK, un partito armato, in una zona di guerra combattuta quotidianamente che sta cercando da quasi dieci anni una via pacifica al conflitto con la Turchia, anche tramite il suo leader Abdullah Ocalan, detenuto nel supercarcere di Imrali.
Rassegna stampa sul colpo di Stato:
Tentato golpe, arresti eccellenti nell'esercito, Orsola Casagrande, Il Manifesto
Turchia al bivio, Autore: Luca Bellusci, Peacereporter.net
Turchia: 40 arresti per complotto militare contro il governo islamista, fonte corriere.it
Turchia: Erdogan ai militari, «Nessuno è sopra la legge», corriere.it
Rassegna Stampa sugli arresti:
Reclutavano giovani per il Pkk, 11 arresti C'è anche un trevigiano, corriere del veneto
Italia, inchiesta contro una rete di appoggio del Pkk: 11 arresti, peacereporter.net
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