Di nuovo in sciopero a Corelli per chiedere la libertà
Pubblicato in No Racism! da RSK Crew Giovedì 04 Marzo 2010 20:41 PDF Stampa E-mail
  

E' ancora sciopero della fame per i migranti rinchiusi nel centro di identificazione di via Corelli. Da ieri, infatti, i migranti di tutte le sezioni del Cie, maschile, femminile e transessuale, sono entrate in sciopero per protestare contro la loro reclusione, i maltrattamenti e le terrificanti condizioni in cui sono costretti a vivere. Lo sciopero della fame per attirare l'attenzione dei media, uno sciopero per far parlare delle condizioni disumane e vergognose in cui vivono i migranti, uno sciopero per raccontare la necessità di dignità da parte di chi non ne può più di essere sfruttato e umiliato, per reclamare i diritti.
Uno sciopero che ci parla
del razzismo che legittima l'esistenza di luoghi degradanti come i CIE e che ci ricorda le violente repressioni delle lotte e dei movimenti che reclamano i diritti.

Pubblichiamo di seguito la lettera di denuncia e di rivendicazione dello sciopero della fame all'interno del CIE:

“Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi. La roba da mangiare fa schifo. Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi. Siamo vittime della Bossi Fini. C’è gente che ha fatto una vita in Italia e che ha figli qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non è giusto. Non siamo delinquenti.

L’80 per cento di noi ha lavorato anni per la società italiana e si è fatta il culo. I veri criminali non ci sono qui. Una settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi. Poi sono arrivati i poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali. Siamo stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Però sei mesi sono troppi per un’identificazione, qui è peggio, peggio della galera. La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha pagato la sua pena, non è giusto. La gente che ha avuto asilo politico dalla Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano, non è giusto. I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l’espulsione, e per andare ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono. Entrando qui eravamo tutti sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose per noi e che ora son in carcere. Come scrive Dante il grande poeta Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.

RASSEGNA STAMPA & WEB:

alt Fonte: NO PACCHETTO SICUREZZA
alt Fonte: RADIO ONDA D'URTO

 

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