Dal 13 febbraio scorso, 7 attivisti dei Movimenti per il Diritto all'Abitare sono agli arresti domiciliari e altri 10 sono sottoposti all'obbligo quotidiano di firma per la manifestazione del 31 Ottobre 2013.

Di seguito un aggiornamento delle mobilitazioni per la liberazione degli arrestati fino al riesame del 5 Marzo che sospenderà tutte le restrizioni, tranne 4 persone costrette all'obbligo di firma.

13 Febbraio 2014: Le mobilitazioni e i comunicati, approfondimenti su #19O e #31O. Leggi il nostro ARTICOLO

20 Febbraio 2014: Alla conclusione degli interrogatori ai 17 indagati, 2 degli attivisti agli arresti domiciliari hanno annunciato lo sciopero della fame, con una LETTERA che si può leggere qui sotto

24 Febbraio 2014: Roberta Lombardi, deputata del M5S, è andata a trovare Paolo Di Vetta e Luca Fagiano, agli arresti domiciliari, in sciopero della fame dal 20 febbraio per affermare la legittimità delle lotte sociali. Qui sotto il VIDEO degli incontri

25/26/27 Febbraio 2014: Occupazione simbolica al centro della città della Piramide Cestia per chiedere l'immediata liberazione dei 17 attivisti sottoposti a misure cautelari (5 dei quali ancora ai domiciliari, gli altri con obbligo quotidiano di firma). Leggi l'articolo da abitarenellacrisi.org

27 Febbraio 2014: 10mila persone in corteo per dire "Dalla città un segnale forte e chiaro: Roma non si vende, le lotte sociali non si arrestano!". Leggi l'articolo da abitarenellacrisi.org

5 Marzo 2014: Si sgonfia l'operazione repressiva. Tornano in libertà gli attivisti dei Movimenti per il Diritto all'Abitare. Leggi il nostro ARTICOLO


 

VIDEO - Attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare in sciopero della fame:


 

AGGIORNAMENTI DOPO INTERROGATORI DI GARANZIA:

A seguito degli interrogatori di garanzia per i 17 attivisti indagati per la manifestazione per il diritto alla casa del 31 Ottobre 2013 a Roma, oggi il GIP Cinzia Parasporo ha comunicato le sue prime decisioni in merito alle misure cautelari da lei stessa ordinate. Il GIP si è espresso, per ora, in merito alla situazione di 4 dei 17 indagati trasformando per Marco e Mattia l'arresto domiciliare in obbligo di firma. Confermando, invece per Ivano e Luca la misura dell'arresto domiciliare, con la possibilità, però, per quest'ultimo di potersi recare tre giorni alla settimana a lavoro per poter svolgere il suo compito di educatore. La decisione del GIP conferma, da una parte, la scarsa consistenza delle motivazioni che hanno condotto alla scelta della misura cautelare, dall'altro l'impianto tutto politico e persecutorio del provvedimento da lei emesso. A 5 mesi dalla manifestazione che portava migliaia di persone a reclamare con forza un blocco generalizzato degli sfratti ed un piano straordinario per l'emergenza abitativa, si scopre la pericolosità di soggetti che da anni, prima e dopo il 31 Ottobre 2013, si battono per affermare i diritti sociali e civili che vengono negati. Dietro questo provvedimento c'è, chiaramente, il tentativo di mettere a tacere chi oggi si autorganizza e lotta contro l'austerità, la precarietà, la devastazione dei nostri territori, chi lavora per collegare ed unire i movimenti per costruire contro queste politiche un presente ed un futuro diverso e migliore per tutti e tutte.

Mentre Luca e Paolo proseguono nella loro iniziativa di sciopero della fame, il movimento e la città risponderanno con forza a questo tentativo di soppressione del dissenso e di repressione delle lotte a partire dal corteo del 27 febbraio con partenza alle ore 15 da Piramide e arrivo al Campidoglio.

ROMA NON SI VENDE, ROMA NON SI ARRESTA!
IL #31O C'ERAVAMO TUTT@!
UNA SOLA GRANDE OPERA: CASA E REDDITO PER TUTTI E TUTTE

Movimenti per il diritto all'abitare

LETTERA DI LUCA E PAOLO - La vera rapina

21 / 2 / 2014

Sono passati oramai 7 giorni dal nostro arresto. In tutta Italia ci sono state manifestazioni di solidarietà e di risposta a quanto accaduto. Colpisce però, in questo contesto, l'assordante silenzio delle istituzioni. L'attenzione dei media mainstream è "chiaramente" concentrata sul fatto del momento: è arrivato Matteo Renzi e arriverà tra poco un nuovo governo. Senza passare per le elezioni, questo nuovo messia della politica italiana prenderà in mano la situazione, per provare a salvare il PD e l'intero baraccone della politica istituzionale italiana, in tremenda crisi di consenso. Primo passo, infatti, cambiare le regole del cosiddetto "gioco democratico", che di democratico oramai ha ben poco e ne avrà ancora meno, attraverso meccanismi che sanciranno il fatto che una esigua minoranza possa governare indisturbata nel nome della stabilità e della governabilità. Ma stabilità a che pro?

Stabilità nell'affermare i principi dell'austerità. Nella privatizzazione dei servizi e nella vendita dei beni comuni. Stabilità nell'aggressione al territorio e alle nostre vite. Stabilità nel rendere le nostre vite sempre più schiave della produttività e delle esigenze delle imprese. L'idea è chiara: attraverso il ricatto della disoccupazione renderci ancora più precari e disponibili, metterci tutti contro tutti in regime di concorrenza spietata dentro il grande mercato globale.
Stabilità allora corrisponde anche a far calare il sipario del silenzio attorno alle lotte, a chi si dichiara incompatibile con tutto questo, a chi si ribella e vuole cambiare. A queste intenzioni bisogna rimandare, a nostro avviso, l'operazione di polizia e carabinieri che 7 giorni fa a colpito gli attivisti dei movimenti per il diritto all'abitare della città di Roma e contemporaneamente, quelli del movimento dei disoccupati e dei precari napoletani. In atto c'è, dunque, un attacco a quei movimenti che hanno avuto la capacità di prendere parola e di lanciare contro i potenti e le loro lobby, la sfida di un cambiamento reale. Non è un caso, che fra le persone a cui sono negate, oggi, libertà ed agibilità, ci siamo noi. Le persone che hanno chiesto la piazza per la manifestazione del 19 Ottobre scorso per dar vita alle calde e meravigliose giornate di Porta Pia. Dagli atti giudiziari che sono giunti alla nostra attenzione, è evidente, la costruzione tutta politica dell'operazione, siamo coscienti del fatto che si tratta di una operazione studiata ed orchestrata e tavolino per metterci a tacere. Del resto sono passati ben 5 mesi dai fatti che ci vengono imputati. In questi 5 mesi abbiamo partecipato a decine di manifestazioni, scritto comunicati e contribuito alla stesura di delibere. Solo ora si accorgono della nostra grande pericolosità? Nel denunciare questo, però, vogliamo esternare e rendere pubblico ciò che ci stupisce e ci rammarica maggiormente. Nella normalizzazione targata Renzi, sembrano essere finiti in tanti.

Ricordi.
Quando abbiamo incontrato il ministro Lupi con la piazza di Porta Pia gremita eravamo in compagnia del Sindaco di Roma Marino e del suo vice Nieri: per oltre un'ora abbiamo provato tutti a convincere il ministro che non si poteva più aspettare per avere subito un blocco complessivo degli sfratti e poi un piano per l'emergenza abitativa. Ricordiamo tutti anche la risposta, chiusa e negativa da parte del Ministro, la delusione di tutta la delegazione, la rabbia della piazza, il sindaco fra i manifestanti. Tutto veniva rinviato alla conferenza stato – regioni, fissata poi per il 31 Ottobre.
Ricordiamo anche fitte telefonate ricevute dai rappresentanti della giunta regionale del Lazio, i tanti incontri che hanno preceduto la manifestazione del 31 Ottobre, quello con il presidente dell'ANCI Fassino, tutti facevano intravedere la possibilità che qualcosa di nuovo potesse accadere, che venisse fermata la strage degli sfratti ed offerta una risposta alla miseria dell'emergenza abitativa. Aspettative, speranze, coraggio. Alla mente il pensiero, nitido, di una nostra delegazione che nel pomeriggio del 31 Ottobre dopo i fatti della mattina, mentre eravamo tutti e tutte nonostante la stanchezza ancora a piazza Montecitorio, ha incontrato a largo Chigi, il ministro Kyenge anch'essa presente alla conferenza unificata stato regioni sul tema della casa. Fra le persone colpite dai provvedimenti della magistratura, ironia della sorte, c'è anche chi ha partecipato a questo incontro.

Ancora ricordi.
Ricordiamo il nulla di fatto sul fronte del governo. Gli sforzi fatti sul terreno locale in attesa di un provvedimento governativo sempre annunciato ma mai realizzato. I tanti autorevoli incontri, passati e recenti, prima e dopo questo fatidico 31 Ottobre, avuti con il Prefetto di Roma, con gli esponenti della Giunta della Regione Lazio, con quelli del Comune di Roma. Le manifestazioni e poi ancora i tavoli. Alla fine i primi risultati con l'approvazione della Delibera Regionale per l'emergenza abitativa.
Risultati che abbiamo percepito come frutto della tenacia di tante donne e di tanti uomini provenienti da paesi e realtà diverse che hanno avuto la forza e la capacità di auto – organizzarsi, di costruire, di lottare. Risultati che abbiamo considerato, in una certa misura, anche come il frutto di un confronto fra noi e le istituzioni, complesso per le differenti opinioni e punti di vista, reso difficile dalla grave situazione sociale, ma comunque vero. Un confronto, soprattutto, reso possibile e costruito attorno all'idea che le questioni sociali, i bisogni ed i diritti negati, le lotte, MAI potessero essere trattati come temi giudiziari e/o di ordine pubblico. Pena, varcare la soglia di una democrazia già ristretta e senza ossigeno ed entrare dentro la dimensione di un vero e proprio regime.
Oggi avvertiamo che questa soglia, non solo a Roma, la si sta varcando. Ed il rischio non riguarda soltanto le sorti dei movimenti, per fortuna solidi e vivi; ma anche chi è ancora "spettatore/vittima" delle ingiustizie sociali e politiche di questo sistema. Riguarda tutte e tutti noi.
Di fronte a questo, crediamo, nessuno può evitare di scegliere da che parte stare, ora e subito. Se criminale è chi specula sulla nostra città e sulle nostre vite, chi cementifica ed affama, chi produce devastazioni e nocività; chi nega il diritto allo studio, alla salute, alla casa e al reddito; chi uccide l'ambiente ed i nostri territori. Oppure se criminali siamo noi, che tutto questo combattiamo.
Per questo, abbiamo deciso di intraprendere, da oggi, l'unica forma di lotta che ci sembra praticabile ed efficace nella nostra condizione: lo sciopero della fame.

Liberi Tutti e Libere Tutte
Casa Reddito Diritti Dignità

Luca Fagiano
Paolo Di Vetta

Venerdì, 21 Febbraio 2014 17:59

Comunicati solidali Emergenza Sfratti

Scritto da

L'EMERGENZA CASA NON SI RISOLVE CON IL MANGANELLO
A Milano aumentano gli sfratti, ma aumenta anche la resistenza agli sfratti. E quanto avvenuto ieri a San Siro, con il suo manifesto eccesso dell'uso della forza, cioè del manganello, da parte delle forze dell'ordine non è che l'ultimo fatto in ordine di tempo.}
Qualcuno, non solo a destra, purtroppo, vorrebbe dare una spiegazione apparentemente tranquillizzante della situazione. Cioè, ci sarebbero tanti casini non perché la crisi sociale e abitativa è grave, bensì perché ci sono gli abusivi, i furbetti che non pagano il canone e i soliti cattivoni dei centri sociali che soffiano sul fuoco. Anzi, secondo quella vulgata, persino la drammatica crisi finanziaria che sta travolgendo l'Aler di Milano sarebbe in ultima analisi colpa di abusivi e furbetti.
Una versione molto comoda, specie per chi in questi anni e decenni ha deciso, gestito e diretto le politiche per la casa sul territorio lombardo e milanese. Ma la realtà è molto diversa, ben più complicata e, soprattutto, ben più scomoda. L'Aler di Milano, infatti, non si trova sull'orlo del fallimento perché qualche furbetto non ha voglia di pagare il canone, ma a causa delle scelte scellerate operate dal suo management (vedi per esempio il caso Asset sollevato dal Corsera qui, qui e qui), per non parlare dell'allora Assessore regionale alla casa accusato di aver fatto comunella con la 'ndrangheta. La morosità nelle case popolari è in aumento? Certo che lo, come era prevedibile e com'era stato denunciato sin dai tempi del varo della legge regionale n. 27, che aveva comportato un aumento generalizzato dei canoni. E ora la situazione è ulteriormente peggiorata, con la decisione dell'Aler di Milano di disdire unilateralmente l'accordo con i sindacati inquilini che fino alla fine del 2013 aveva calmierato canoni e spese. Insomma, c'è la crisi che colpisce sempre più duro e non si trova di meglio che aumentare i canoni d'affitto nell'edilizia sociale, con l'unico e scontato risultato di far schizzare alle stelle il tasso di morosità (dal 10% del 2009 al 30% del 2013).
Ci sono le occupazioni di case popolari? Sì, certo che ci sono, sia quelle non giustificabili, che quelle dettate da uno stato di necessità, che molte volte è persino riconosciuto dalle autorità competenti. Ma non sono gli occupanti per necessità che impediscono alle migliaia di nuclei familiari in graduatoria di vedersi finalmente assegnata la casa a cui hanno diritto, bensì il fatto ben più grave e paradossale che nella sola Milano ci sono ormai 5.000 alloggi popolari vuoti e tenuti chiusi, perché non si investe un euro in ristrutturazioni e manutenzione.
C'è resistenza agli sfratti? Certo che sì, ma non perché l'abbia deciso qualche "autonomo" che "strumentalizza", bensì perché quando un problema sociale sempre più acuto non trova risposte da parte delle istituzioni, allora si produce inevitabilmente conflitto. A volte il conflitto è più rumoroso e i mezzi di informazione se ne accorgono, come nel caso di San Siro di ieri, altre volte è meno rumoroso e quindi i giornali non ne parlano, come nel caso del picchetto organizzato dal sindacato inquilini Sicet, che due giorni fa ha impedito uno sfratto in viale Monza.
La resistenza agli sfratti cresce, in tutta Italia e anche a Milano. A volte a sostenere gli sfrattati è la mobilitazione di un centro sociale, come il Cantiere, altre volte è quella di un sindacato inquilini, come l'Unione Inquilini, il Sicet o l'Asia. Una settimana fa sono stati i sindacati inquilini a chiedere unitariamente al Prefetto di Milano di "graduare l'utilizzo della forza pubblica nell'esecuzione degli sfratti". Già, perché ormai si sta decisamente oltrepassando il livello di guardia, perché ad essere buttati fuori di casa con la forza sono anche famiglie in possesso di un'assegnazione d'emergenza, come è successo qualche giorno fa a quella di Hakima.
Giovedì 20 febbraio, alle ore 17.00, sotto il Pirellone, in piazza Duca d'Aosta ci sarà un'altramobilitazione indetta da tutti i sindacati inquilini. La richiesta principale è di abbassare immediatamente i canoni d'affitto nelle case popolari. Ma possiamo essere certi, visti anche gli avvenimenti degli ultimi giorni, che dalla piazza si sentirà anche la richiesta di fermare gli sfratti e gli sgomberi forzati.
Insomma, se potete, partecipate.
Luciano Muhlbauer. {/mooblock

{mooblock= MILANO: L'EMERGENZA ABITATIVA DIVENTA ORDINE PUBBLICO
Martedì 18 a San Siro, il nostro quartiere popolare, le forze dell'ordine hanno rimesso a posto le cose (!!) intervenendo "energicamente" nello sgombero di due famiglie con figli minori.}
L'intervento della polizia è stato pesante, caricando con violenza gli abitanti del quartiere che si opponevano al sopruso di ALER, che libera alloggi da "abusivi" per lasciarli sfitti ed abbandonati al degrado. Il bilancio è stato di due abitanti del quartiere ricoverati con contusioni e fratture.
I bisogni della popolazione, di chi vive/sopravvive nella crisi, non possono essere governati a manganellate, opporsi all'ingiustizia ed alla mancanza di risposte delle Istituzioni (Regione, Comune, ALER ...) è l'unica via praticabile.
Il problema non è chi occupa ma la pessima gestione di ALER, che scarica su abusivi e morosi la propria crisi dovuta a clientele politiche-parentali ed ad una direzione incapace.
LE RISPOSTE CHE VOGLIAMO:
_un PIANO CASA finanziato da Regione e Comune che recuperi gli alloggi degradati tenuti sfitti e preveda nuove edificazioni di edilizia popolare.
_l'immediata assegnazione di tutti gli alloggi ERP liberi.
_il blocco degli aumenti di affitti e spese di riscaldamento.
_il blocco immediato di tutti i piani di vendita degli alloggi popolari.
_il blocco degli sfratti esecutivi.
_il blocco degli sgomberi nei quartieri popolari.
A FIANCO DI CHI RESISTE A TUTTE LE INGIUSTIZIE ED ALLA CRISI CONTRO TUTTE LE POLITICHE CHE NON GARANTISCONO IL DIRITTIO ALLA CASA , ALLA SALUTE, ALLA CITTADINAZA ...
Milano 19 febbraio 2014

I PRIMATI DI MILANO, MIGLIAIA DI CASE PUBBLICHE VUOTE; SFRATTI E SGOMBERI A CENTINAIA
Ancora una giornata di resistenza sociale e di vergogna pubblica per le amministrazioni di Milano e della Lombardia. Nonostante il grande lavoro d'immagine per lanciare Expò 2015, la realtà dura di questa città viene allo scoperto con decisione.

Un crescente disagio abitativo e una devastante precarietà sono la faccia di una Milano che il sindaco Pisapia e il governatore Maroni vogliono nascondere sotto il tappeto di una vetrina ammiccante e piena di attrattive per nuovi profitti. Una realtà che ancora una volta è emersa grazie alle lotte per il diritto all'abitare, per il riuso della città e contro nuovo consumo di suolo.
Precarietà e cemento, sembrano invece essere gli orizzonti della rendita e dei suoi vassalli, il tutto condito da una buona dose di ordine e pubblico. Il nuovo che avanza ha così indossato la divisa e si fa largo a colpi di manganello, di sgomberi e sfratti. Il primato di Milano, che doveva affermarsi attraverso l'esibizione di una città in buona salute e proiettata verso il futuro, si realizza in tutt'altro modo. La città con il più alto numero di case pubbliche vuote e murate, un impressionante e in crescita numero di sfratti per morosità, una sequela quotidiana di sgomberi di occupazioni per necessità. Il cuore arancione ha smesso di battere?
Questa mattina e per buona parte della giornata gli abitanti resistenti di San Siro, sostenuti dall'AS.I.A./USB e da tanti cittadini solidali, si sono battuti con coraggio per evitare l'ennesimo sgombero di famiglie con bambini. Imponente lo schieramento delle forze dell'ordine, che non hanno lesinato manganellate per eseguire un ordine orrendo: liberare appartamenti pubblici per poi murarli. A chi giova questa politica degli sgomberi? Chi si avvantaggia di questo modo di operare? Tutte domande senza risposta.
Quel patrimonio pubblico ora chiuso, più di cinquemila alloggi tra Aler e Comune di Milano, deve essere reso disponibile subito e le famiglie che vivono in case occupate per necessità devono aver riconosciuto il loro status e non sgomberate. È una vergogna che non sia il buonsenso a governare questa paradossale situazione. Andando avanti così può solo aumentare il disagio e la rabbia sociale. Laddove non interviene la politica è la repressione che avanza. Le complicità non sono consentite e si deve decidere se guardare verso la città che soffre o verso la rendita e il cemento.
Altro che green economy e buon cibo, il biglietto da visita per chi sostiene Expò 2015 è scandito da precarietà, cemento e sgomberi, con buona pace delle promesse fatte o che si continuano a fare. Pinocchio sarebbe stato più adatto come mascotte di quella ufficiale scelta. 

*** venerdi 21 febbraio, h.15,30 in statale, atrio aula magna.

Venerdì 21 febbraio, all'interno del laboratorio di storia contemporanea "indietro non si torna", incontreremo alcuni attivisti greci che si battono per resistere alla crisi, al debito e all'austerità: "io non pago" diventa imperativo di riappropriazione per i bisogni fondamentali, a cominciare dall' acqua e dalle utenze.

Se pensiamo alle retoriche sul debito, uguali in tutta europa, alle crisi di democrazia che accompagnano quelle economico-finanziarie oltre ogni confine nazionale, all'importanza delle battaglie su acqua e beni primari e alla totale inefficacia delle vittorie referendarie anche qui da noi, ci accorgiamo che la Grecia non è poi così lontana.

Se da un lato rifiutiamo il paragone con la Grecia utilizzato come spauracchio per convincerci ad accettare la politica del tirare la cinghia, dall'altro ci sembra fondamentale incrociare esperienze di resistenza e ragionare su alcuni nodi:

- Quanto è stato importante per il potere falsare la memoria di un intero paese imponendo un senso di colpa nazionale e individuale per un debito attribuito ingiustamente a tutti costruendo così un' identità di "pigs", debitori colpevoli?
Quanto questo può d'altra parte alimentare e dare spazio a filoni reazionari e nazionalisti di "orgoglio patrio"? Il successo delle predicazioni di Hitler nella Germania vessata dai debiti di guerra può essere considerata analoga all'ascesa di alba dorata e degli altri rigurgiti fascisti in giro per l'Europa?

- come può un dato economico falsato relativo all'attuale andamento economico oscurare una storia intera di rapporti economici? Si potrebbe sostenere che la Grecia (come italia e altri paesi) abbia già saldato il debito e che quello che non riesce a pagare sono gli interessi sugli interessi.
D'altro lato il debito pubblico non è che uno tra quelli privati, familiari ecc, su cui viene puntata ideologicamente l'attenzione.

- la crisi e le retoriche di paura ad essa correlate vengono usate come veri e propri dispositivi per lo smantellamento delle conquiste sociali?

- Come capovolgere la memoria "del senso di colpa" di debitori e costruire un progetto di resistenza capace di guardare in avanti, non indietro, con al centro una soggettività antirazzista e meticcia?

-quali pratiche di riappropriazione e quali modelli di sviluppo possibili sperimentare?

Parliamo di tutto questo con gli attivisti di Salonicco, venerdi 21 febbraio, h.15,30 in statale, atrio aula magna.

A seguire incontro Centro Sociale Cantiere di presentazione della camapagna #stopdistacchi


LA LOMBARDIA IN TESTA ALLA CLASSIFICA DEGLI SFRATTI:
CORTEO SPONTANEO DALLA REGIONE PER IL BLOCCO DI SFRATTI E SGOMBERI, ASSEGNAZIONE DELLE CASE VUOTE!

 

Created with flickr badge.

Oggi di nuovo in mobilitazione alla Regione sotto i palazzi di un potere sordo ai bisogni di questa città,in cui si continua a sgomberare e sfrattare a lasciare migliaia di case vuote,quasi 5000 del patrimonio pubblico e migliaia di metri cubi di sfitto a tagliare servizi e diritti in nome del profitto,
Un governo regionale razzista e liberticida gestito dalla Lega Nord sempre pronta a fomentare l'odio per il diverso, per i migranti, sempre pronta a costruire nemici comuni su cui scaricare il prezzo della crisi.
Dalla Regione abbiamo dato vita a un corteo spontaneo per le vie del centro della città, per il blocco immediato di sfratti e sgomberi, per  portare nel cuore della metropoli la lotta per il diritto all'abitare;la Lombardia, secondi i dati del Ministero dell'Interno solo nel primo semestre del 2013 ha avuto 25.263 richieste di esecuzione di sfratti, ovvero il 33,53% sul totale nazionale, una fotografia della realtà allarmante dovuta all'impossibilità di pagare l' affitto, infatti la maggior parte di queste richieste di sfratto avviene per morosità incolpevole. Una vera e propria emergenza che non può essere gestita come un problema di ordine pubblico come è successo questa settimana a San Siro e allo sfratto della famiglia di Hakima.
Settimana prossima saremo di nuovo in movimento, Martedì per difendere la casa della famiglia di Rocco
in via Sella Nuova, famiglia sotto sfratto e assegnataria di un alloggio popolare in emergenza, in tutto sono 440 le assegnazioni in emergenza bloccate, nonostante centinaia di  persone che continuano a rimanere in mezzo alla strada Per il diritto alla casa per tutti aldilà del colore della pelle, verso un 1 Marzo di sollevazione meticcia contro ogni razzismo e paura securitaria, per il diritto all'abitare e al reddito per tutti!

AS.I.A,comitato abitanti san siro

 

7 Punti rivendicazione

-Stop sgomberi di chi ha occupato per necessità,  cioè di tutti quelli che non ce la fanno a pagare un affitto di mercato e non possono  aspettare 20 anni prima che forse gli venga assegnata la casa popolare

-Stop sfratti, la Regione Lombardia secondo l' ultimo rapporto ISTAT è la Regione con il maggior numero di sfratti ben 25.263 richieste nel 2013 ovvero il 33,53% sul totale nazionale.

-Abrogazione delle legge regionale 27 che criminalizza i migranti e non considera la condizione di necessità di chi occupa uno delle migliaia di alloggi sfitti e riscaldati dell'Aler

-Assegnazione delle oltre 5000 case sfitte dell' ALER, tenute chiuse e riscaldate

-Affitti in base al reddito e non in base alla necessità di ripianare i buchi di bilancio di una malagestione del patrimonio pubblico

-Consegna immediata delle 440 case assegnate in emergenza abitativa e poi tenute bloccate per mesi

-Per una riforma reale e radicale della gestione del patrimonio pubblico

 

Guarda le ultime iniziative contro sfratti e sgomberi

 dopo gli sgomberi e la resistenza, stasera in mille al corteo e le occupazioni! #stopsfratti 

 #HakimaNonEsce : occupati uffici ERP, ottenuto l'albergo ma la lotta non si ferma! 20feb ore 17 tutti in regione #StopSfratti -

 

Pagina 11 di 129

Disclaimer

I contenuti pubblicati in questo sito sono pubblicati sotto licenza Creative Commons.

Licenza Creative Commons

Questo sito è validato secondo gli standard:

Valid XHTMLValid CSS
Vai all'amministrazione
>>> Login <<<