Giovedì, 10 Aprile 2014 13:43

Verso il #12A i movimenti tornano a Porta Pia!

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"Roma non si vende, casa e reddito per tutti!" sono tra gli slogan scanditi ieri a Roma durante la manifestazione che ha riportato i movimenti per il diritto all'abitare a riprendersi Porta Pia. Dopo le occupazioni, gli sgomberi e il blitz nella sede del Pd, i movimenti romani contro l'austerity e per il diritto all'abitare tornano là dove ci eravamo lasciati il 20 ottobre, nella piazza antistante il ministero delle Infrastrutture, ancora abitato da quello stesso Maurizio Lupi che ha attraversato indenne il passaggio tra due governi non eletti e che appena riconfermato nel suo ruolo ha licenziato un "piano casa" a tutto vanatggio dei costruttori, pesantemente classista e puntitivo nei confronti di chi ha bisogno di occupare per avere un tetto sulla testa (art. 5).

In questi giorni si sono specificate le posizioni, definiti gli interessi, tracciate linee di divisione tra chi ha ancora qualcosa da guadagnare dall'esistente attuale e chi sa di dover mettere in campo benaltro per immaginare un futuro a misura umana.

Da un lato c'è chi occupa e lotta, rischia, mette in gioco il proprio corpo e la propria fedina penale; dall'altro chi ci si mostra solidale finché stiamo buoni e giochiamo il ruolo delle vittime e prendere invece le distanze appena alziamo la testa. Questi (Sel e banda) domani ci chiederanno il voto alle europee dopo averci criticato per aver turbato il pomeriggio ai militanti (ben stipendiati) del Partito Democratico (futuri alleati con cui spartiranno poltrone e poteri).

C'è poi chi si sfila e fa finta già di guardare oltre, pensando che le lotte si costruiscono a tavolino invece che facendole vivere e spingendole avanti, con tutti i loro limiti, le loro tante contraddizioni e i necessari rischi da assumersi.

Sabato a Roma sfileremo per un corteo nazionale i movimenti attivi sui territori nelle lotte sociali, con l'obiettivo di ribadire le parole d'ordine che ci siamo dati da mesi: "una sola grande opera: casa e reddito per tutt*", contro precarietà e austerity per assediare il governo Renzi e ribaltare il Jobs Act.

Oggi in Italia la sollevazione parte da qui, non può non partire da qui... Se è vero che i diktats arrivano dalla troika, alle nostre latitudini trovano un soggetto politico che le incarna e quel soggetto oggi (domani saranno altri) si chiama Renzi, col suo progetto di flessibilità, disciplinamento, competizione tra poveri e briciole di sussitenza. Abbiamo altro in mente!

Tutt* a Roma, sabato 12 aprile per il corteo nazionale contro il piano casa e il governo renzi. ore 14 Porta Pia

 

 

Corrispondenze dalla piazza [clicca qui]

Guarda "12 aprile tutt* a Roma! Una sola grande opera casa e reddito per tutt*! >> [clicca qui]

Leggi l'appello a giuristi sull'attacco dei diritti dela persona del piano casa >> [clicca qui]

Il decreto legge 28 marzo 2014 n.47, contenente misure urgenti per l'emergenza abitativa, per il mercato delle costruzioni e per Expo 2015, è stato convertito in legge il 20 maggio 2014.

All'interno di una legge il cui impianto è tutto incentrato sulla volontà di far ripartire il cemento e i mutui, l'unico riferimento all'emergenza abitativa è contenuto nell'art. 5, che stabilisce come "chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge."

Questo provvedimento introduce nella legislazione italiana elementi di forte tensione e separatezza sociale, in quanto costringe migliaia di persone ad una condizione di illegalità e marginalità, che non tiene conto della crisi e delle motivazioni che hanno spinto così tanti poveri, precari, disoccupati verso l'occupazione di uno stabile o di un appartamento.La residenza infatti è legata all'esercizio di diritti fondamentali: l'istruzione, l'assistenza sanitaria, la possibilità di rinnovare i documenti, l'accesso ai servizi di welfare, il voto.Pochi giorni fa anche l'alto commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati [UNHCR] ha espresso la sua "preoccupazione per gli effetti che la recente approvazione del decreto legge cosiddetto "Piano Casa" potrebbe provocare sulla vita di migliaia di rifugiati presenti in Italia" con "il rischio di non poter più accedere all'assistenza sanitaria, al lavoro, nonchè all'istruzione per migliaia di bambini

Le conseguenze del dispositivo convertito in legge il 18 maggio scorso appaiono inequivocabilmente come strumenti atti a frenare le lotte per il diritto alla casa, come dimostrano gli sgomberi dei giorni scorsi avvenuti a Roma, Firenze, Torino, Bologna, Salerno e Genova, le campagne di criminalizzazione a mezzo stampa e le spettacolari operazioni giudiziarie contro attivisti e occupanti a Roma e a Torino.Abbiamo assistito ad un vero e proprio salto di qualità della repressione: 111 indagati e 29 misure cautelari per la resistenza agli sfratti, una pratica diffusa e particolarmente necessaria in questo momento di crisi, criminalizzata dai pm torinesi allo scopo di colpire l'intero movimento.

A Roma intanto si manifesta un chiaro intento persecutorio nei confronti di Paolo Di Vetta e di Luca Fagiano. Anche la procura romana ha deciso infatti di giocare un ruolo politico nella gestione dei conflitti sociali scegliendo un atteggiamento vessatorio: Paolo e Luca sono stati rimessi agli arresti domiciliari per le mobilitazioni contro il decreto Lupi e gli è stata negata la possibilità di andare a lavorare e di rimanere nelle loro case, perché occupate.A tutti coloro che ritengono legittimo rivendicare un diritto negato e che sono disposti a mettere in discussione la presunta legalità espressa nel cosiddetto "Piano casa" facciamo appello a:

sostenere una campagna per l'abolizione dell'intero testo di legge;

praticare atti di disobbedienza civile contro l'applicazione dell'art. 5, a partire dagli impiegati dell'anagrafe e delle aziende che gestiscono la fornitura di servizi pubblici

chiedere il blocco generalizzato degli sfratti e degli sgomberi;

chiedere la liberazione immediata degli attivisti in carcere, costretti agli arresti domiciliari o sottoposti ad altre forme di restrizione della libertà.

Movimenti per il diritto all'abitare 

Firma la petizione su change.org Per info e adesioni:  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.  Facebook: Campagna No Piano Casa


 

Il 28 Marzo è entrato in vigore il Decreto Legge Renzi-Lupi n 47, il cd. "Piano Casa".

La normativa contenuta nel testo è in linea con quelle stesse politiche abitative cui si deve l'emergenza che i nostri territori conoscono da anni: la logica è sempre quella dei fondi, funzionale solo a tenere a galla una situazione ingestita, con la svendita del patrimonio pubblico, e un investimento sul riutilizzo del vuoto immobiliare pubblico e privato totalmente inadeguato.

Sempre più ampie prospettive si aprono piuttosto per le speculazioni, senza che venga proposta alcuna reale soluzione per l'emergenza, ma anzi colpendo coloro che hanno saputo reagire, attraverso l'auto-organizzazione e la riappropriazione del vuoto e dell'inutilizzato, organizzati nei movimenti che in tutto il paese hanno fatto dell'occupazione una risposta concreta.

L'articolo 5 di questo decreto inibisce l'acquisizione della residenza da parte degli abitanti negli immobili in cui vivono, qualora li occupino abusivamente, e vieta, con effetto retroattivo, l'allacciamento alle utenze: "Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non puo'chiedere la residenza ne' l'allacciamento a pubblici servizi inrelazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione ditale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge"

La norma sancisce la volontà de facto di colpire ancora una volta i soggetti già deboli, sino al punto di privarli di diritti imprescindibili per una vita degna, anche a costo di renderli invisibili ed inesistenti, tutti quanti sono, ossia migliaia e migliaia.

Mercoledì 9 Aprile alle 18.30 in Cantiere, via Monterosa 84, discuteremo insieme a Giovanni Giovannelli e Alessio Ariotta su come interpretare e su come reagire a tutto ciò nel modo più efficace, invitiamo tutti ad esserci.

Invitiamo gli avvocati e gli operatori giuridici, specializzati o meno nella materia, ad esprimersi, facendo ricorso alle proprie competenze, perché sia districato e denunciato questo attacco alla dignità umana e ai diritti della persona.

Inviateci pareri e spunti alla casella mail :  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 Qui potete consultare il testo del Decreto [CLICCA QUI]


CONTRIBUTI RACCOLTI

Intervento di Giovanni Giovannelli                     Intervento di Alessio Ariotto

 

 

 L'ART 5 DEL DECRETO LEGGE RENZI-LUPI SUL "PIANO CASA" E IL DIRITTO AD ESISTERE del Forum Diritti Lavoro

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Esattamente come accaduto per il lavoro (e cioè le "tutele progressive" e "gli 80 euro" in più in busta paga forse un domani mentre la precarietà e la fine di ogni diritto alla formazione subito con il decreto legge Renzi – Poletti n. 34 del 20 marzo) lo stesso ha fatto il Governo sul cd "piano casa" con il decreto legge gemello Renzi – Lupi n. 47 del 28 marzo.

Ed infatti le misure previste per fronteggiare l'emergenza abitative sono del tutto vaghe, future, senza investimenti pubblici e basate sulla solita fallimentare miscela di svendita del patrimonio immobiliare pubblico, costituzione  di  "fondi di garanzia" (pubblici) che andranno a finanziare programmi di edilizia popolare "in  convenzione  con  cooperative  edilizie",   un altro taglio delle tasse per i proprietari di immobili e la replica del cd "modello Bertolaso" per le grandi opere con la deregolamentazione della normativa urbanistica per l'Expo di Milano. Ma se sin qui siamo alla solita politica degli annunci che avrà quale risultato solo un ulteriore sostegno a costruttori e immobiliaristi e che ha accompagnato da sempre la politica sulla casa in Italia, l'aspetto veramente straordinario del decreto 47 è che sostanzialmente l'unica norma immediatamente operativa nel nostro ordinamento dal 28 marzo è quella prevista all'art. 5 che stabilisce come "chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo  non  può  chiedere la residenza  né   l'allacciamento  a  pubblici  servizi  in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi  in  violazione  di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge."

E – se si tiene conto di come notoriamente ad oggi decine di migliaia di famiglie impoverite siano costrette a vivere in immobili occupati abusivamente - non può non rilevarsi la beffarda ironia del Presidente Napolitano che ha immediatamente controfirmato il decreto rendendolo vigente con provvedimento che testualmente giustifica il ricorso straordinario ed eccezionale al decreto legge "considerata, in particolare, la necessità di  intervenire  in  via d'urgenza per far fronte al disagio abitativo  che  interessa  sempre più famiglie impoverite dalla crisi" (sic).

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Ma per spiegare il "segno di classe" estremo a cui mai era giunto nessun governo repubblicano occorre qui brevemente ricostruire l'evoluzione del concetto giuridico di residenza.

E' utile precisare infatti che l'ottenimento della residenza è un completo diritto soggettivo del cittadino che trova tutela e fondamento nei principi generali dell'ordinamento e nella Carta Costituzionale.

Il concetto giuridico di residenza è contenuto nell'art. 43 del codice civile il quale dispone " il domicilio di una persona è nel luogo in cui ha stabilito la sede dei suoi affari e interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale". La distinzione operata dalla norma tra domicilio, inteso come sede degli affari, e residenza, intesa come dimora abituale, è meritevole di attenzione. Tale distinzione ha fatto il suo esordio nel 1865 con il primo codice civile dell'Italia Unita, con la volontà di riconoscere alla persona la possibilità di avere una sede personale – la residenza appunto – distinta dal luogo in cui esercita gli affari. Con tale scelta, confermata dal codice civile vigente che è stato approvato nel 1942 , si decise quantomeno di equiparare il profilo economico e quello personale ed affettivo, concependo il domicilio come luogo di imputazione delle situazioni patrimoniali e la residenza come luogo delle esigenze personali e di vita, dando a queste ultime una rilevante dignità giuridica. L'emergere nell'ordinamento del concetto di residenza va di pari passo cioè con il passaggio da una società fondata sugli status, ad una società caratterizzata dalla nozione di cittadinanza e dalla parità giuridica fra cittadini propria dello Stato di Diritto. Non a caso la prima legge anagrafica risale al 1791 nella Francia immediatamente post rivoluzionaria ed uno dei passaggi fondanti della nascita dello Stato Italiano è consistito proprio nella costruzioni di un ordinamento anagrafico. E' evidente che tale distinzione presenta una dimensione qualitativa, poiché mentre il domicilio attiene ad una condizione giuridica (elettiva) del soggetto, la residenza qualifica una situazione di fatto, relativa alla dimora abituale del soggetto. Ma il diritto all'accertamento di tale fatto risulta di primaria importanza, poiché con il riconoscimento della residenza implica numerosi diritti – e anche degli obblighi - relativi alla condizione di cittadino

In primo luogo, sancisce una sorta di diritto di affermazione dell' esistenza, ovverosia di registrazione quale cittadino residente ai fini di tutte le rilevazioni statistiche e alla distruzione delle risorse e all'imputazione delle imposte. Senza contare che il corretto censimento dei residenti è un aspetto dell'ordine pubblico (ad esempio se crolla un edificio occorre sapere chi potrebbe esservi sotto le macerie, ecc.)

In secondo luogo, la residenza è precondizione dell'esercizio dei diritti politici, con particolare riferimento all'iscrizione nelle liste elettorali e la possibilità di esercitare l'elettorato passivo. Senza la residenza non è possibile, poi, godere a pieno del diritto alla salute in quanto è condizione per ottenere l'assegnazione di un medico di famiglia e del diritto allo studio in quanto è condizione dell'accertamento dell'obbligo scolastico. Ed infine la "residenza legale" in Italia è necessario requisito per ottenere la cittadinaza italiana ai sensi dell'art. 9, lett. f), L. n. 91/92. Infine ogni sussidio, agevolazione o servizio viene presuppone la condizione – si ripete oggettiva - della residenza.

Alla luce di tali considerazioni appare evidente il legame che corre tra la residenza è l'esercizio di diritto fondamentali di portata Costituzionale.

La residenza, anzitutto, è legata all'esercizio dei diritti fondamentali di cui agli artt. 2 e 16 Cost. della costituzione. L'art. 2 riconosce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo sia come singolo "sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità" e l'art. 16 stabilisce che "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza."

Inoltre, tenendo conto che con il decreto Renzi – Lupi viene negato anche il diritto alle utenze, la Costituzione tutela tutti i diritti per il cui esercizio è funzionale la residenza sopraelencati ( diritto alla salute : art. 32; diritto allo studio art. 34; il diritto alla distribuzione delle risorse e alla fruizione dei servizi di welfare: art. 3; diritto ad una vita libera e dignitosa: art. 36 ). Insomma con il piano caso di Renzi – Lupi non si esce solo dalla Costituzione ma si torna indietro all'Italia preunitaria.

Va al riguardo detto come – in effetti – norme simili negli effetti siano state adottate dalle giunte leghiste per escludere i non "nativi" presenti sul territorio ma tali provvedimenti sono sempre stati annullati dal T.a.r. in quanto "è opinione comune in giurisprudenza che la residenza di una persona è determinata dalla sua abituale e volontaria dimora in un determinato luogo, ossia dall'elemento obiettivo della permanenza in tale luogo e da quello soggettivo dell'intenzione di abitarvi stabilmente, rilevata dalle consuetudini di vita e dallo svolgimento delle normali relazioni sociali; pertanto, qualora la residenza anagrafica non corrisponda a quella di fatto, è di questa che bisogna tener conto con riferimento alla residenza effettiva , quale si desume dall'art. 43 c.c., e la prova della sua sussistenza può essere fornita con ogni mezzo, indipendentemente dalle risultanze anagrafiche o in contrasto con esse" (T.A.R. Lombardia Milano Sez. I, Sent., 20-12-2012, n. 3157, si veda anche Cons. Stato, sez. IV, 2 novembre 2010, n. 7730).

E ciò infatti discende direttamente dalla normativa nazionale pregressa (che, paradossalmente non è stata abrogata a riprova non solo dell'odio di classe dell'attuale Governo ma anche della sua totale impreparazione tecnica). Ed infatti la legge 1228/54 stabilisce che "è fatto obbligo ad ognuno di chiedere per sé e per le persone sulle quali esercita la patria potestà o la tutela, la iscrizione nell'anagrafe del Comune di dimora abituale", senza contenere alcuna limitazione relativa alla condizione abitativa del richiedente. Il regolamento anagrafico (dpr 223/89) stabilisce che " per persone residenti nel comune si intendono quelle aventi la propri dimora abituale nel comune". Nella stessa direzione si pone la Circolare del Ministero dell'Interno del 29/5/95 per cui "la richiesta di iscrizione anagrafica non appare vincolata ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tale modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell'art. 16 della Costituzione". La circolare afferma, poi, che tale accertamento non implica una "discrezionalità dell'amministrazione".

E del resto ciò spiega come la residenza sia stata sempre concessa in alloggi di fortuna, quali roulette, tende, camper e immobili senza titolo. E proprio perché la pubblica amministrazione si limita ad accertare un fatto – la dimora abituale – e non a concedere uno status che il dpr n 223/89 (regolamento anagrafico) all'art. 19 limita l'accertamento dell'l'ufficiale di anagrafe "a verificare la sussistenza del requisito della dimora abituale".

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Ciò premesso, a seguito del decreto Renzi Lupi le "famiglie impoverite" costrette a vivere in immobili occupati "abusivamente"

non potranno più votare,

non potranno più iscrivere i figli a scuola,

non potranno più accedere all'assistenza del servizio sanitario,

non potranno più ottenere, se stranieri, la cittadinanza italiana

E per altro non potranno avere più l'allaccio alle utenze di acqua, luce e gas e il tutto SENZA CHE SIA PREVISTA PER ESSI NESSUNA ALTERNATIVA ALLOGGIATIVA se non, letteralmente, trasferirsi sotto un ponte (ove essi – nuovo amaro paradosso – continuerebbero ad avere il diritto alla residenza in base ai principi giurisprudenziali sopra richiamati)

E ciò non solo in contrasto con la nostra Costituzione – anzi con tutti i principi cardine dello stato di diritto liberale precedente – ma anche con la normativa comunitaria in materia prevedendo la Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea (cd Carta di Lisbona) che "con l'obiettivo di combattere povertà e esclusione sociale, l'Unione riconosce e rispetta il diritto alla casa e all'housing sociale, al fine di assicurare un'esistenza dignitosa a tutti coloro che non siano in possesso delle risorse minime, in accordo alle regole stabilite dalla legislazione Comunitaria e dalla legislazione e pratiche internazionali" (Articolo 34.3 EUCFR). Ed essendo per altro tali principi già sanciti dall'Articolo 13 della Carta Sociale dell'Unione Europea e sugli Articoli 30 (che include l'obbligo a promuovere una serie di servizi, compreso l'abitare) e 31 (che promuove l'accesso a un'abitazione di standard adeguato per prevenire e ridurre il fenomeno della homelessness nella prospettiva della graduale eliminazione della stessa e l'accessibilità dei prezzi per coloro che non possiedano le risorse necessarie).

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Con il decreto Renzi – Lupi i poveri vengono espulsi dallo stato diritto e privati del diritto basilare all'esistenza (in nessun altro modo è definibile venire deprivati di acqua, luce, riscaldamento, diritti di elettorato, assistenza medica, diritto all'istruzione e alla cittadinanza italiana per gli stranieri). E questo francamente non può essere accettato.

Il Forum Diritti Lavoro

chiede quindi che venga messo nella piattaforma della manifestazione del 12 aprile - come parte integrante alla lotta al Jobs act di cui al decreto legge 34 del 20 marzo 2014 – anche l'art. 5 del decreto legge n. 47 del 28 marzo.

E si dichiara disponibile, nei propri modesti limiti, ad affiancare le famiglie che vivono in alloggi abusivi nella lotta giudiziaria per affermare il proprio basilare diritto ad esistere.

Roma 4.4.2013

avv.ti Bartolo Mancuso e Carlo Guglielmi

www.forumdirittilavoro.it

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IL PIANO CASA del Governo Renzi , dell'Avv Alessio Ariotto

Ovvero un pò di propaganda ma nessuna risorsa nè interventi strutturali per i cittadini, solo il consueto aiuto alle imprese

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Il Decreto Legge 28 marzo 2014, n. 47 (che sarà quindi convertito in legge solo dopo le elezioni di

maggio) si occupa, nella migliore tradizione degli ultimi governi, di questioni solo in parte fra loro

connesse: riguarda infatti, come dice il titolo, l'emergenza abitativa, il mercato delle costruzioni ed

EXPO 2015. Insomma una legge che è stata fatta usando come modello il famoso gioco delle

similitudini che tutti abbiamo fatto da ragazzini e con Renzi al governo ciò è più che comprensibile.

Il Decreto è costituito da 15 articoli che si possono suddividere così:

artt.1 e 2 : finanziamento e regime dei fondi a sostegno della locazione;

artt. 3, 4 e 8: misure in tema di recupero e alienazione di alloggi sociali;

art. 5: norma sanzionatoria;

artt. 6, 7 e 9: disposizioni fiscali;

art. 10: norma a sostegno del settore edile in tempo di crisi

art. 11: norma di verifica;

artt. 12 e 13 in tema di appalti pubblici ed EXPO

art. 14 copertura finanziaria

art. 15 entrata in vigore

I (POCHI) FONDI A SOSTEGNO DELLA LOCAZIONE

Si tratta di due fondi distinti, ma che a regime dovrebbero essere accorpati (v. art.2, lett. b)

Il primo è il fondo stabilito dalla L. 431/ 98 all'art. 11 che, in sede di prima applicazione,

prevedeva uno stanziamento di 600miliardi di lire per ciascun anno 1999, 2000 e 2001 ossia

310milioni di euro in un periodo in cui la crisi abitativa e la crisi in genere non c'erano (o c'erano in

misura assolutamente minore).

Oggi questo fondo, finanziato con 30milioni di euro dal decreto Lupi, arriva a 100milioni per il

2014 e il 2015, pari a circa €. 700, 00 per nucleo familiare in condizzioni di necessità. Insomma,

niente.

Nel 2012 e nel 2013 addirittura fu cancellato il relativo capitolo di bilancio a livello nazionale. Ma

la morosità relativa a quei due anni esiste ed ha causato uno tsunami di sfratti.

Vi è poi il fondo istituito dall'art. 6, comma 5, sempre dal decreto Lupi, destinato agli inquilini

morosi incolpevoli che viene incrementato con questa progressione:

– €. 20m previsti dal decreto Lupi;

– + €. 15,73m per il 2014= €. 35,73m

– + €. 12,73m per il 2015= €. 48, 46m

– + €. 59,73m per il 2016= €. 108,19m

– + €. 36, 03m per il 2017= €. 144,21m

– +€. 46, 1m per il 2018 = €. 190, 31m

– +€. 46, 1m per il 2019 = €. 136, 41m

– +€. 9,5m per il 2020 = €. 145, 91m

Riguarda però solo una categoria ristretta di soggetti che sarà ulteriormente limitata a livello

regionale. I criteri di assegnazione dei contributi sono poi estremamente rigidi. In ogni caso prima

del 2016 lo stanziamento non sarà assolutamente significativo.

L'art. 2 interviene con una serie di modifiche tese a razionalizzare il sistema di funzionamento dei

fondi. La modifica del comma 3 dell'art. 11 francamente non è comprensibile. Il comma 6 dispone

ora il coordinamento fra i due fondi e il comma 7 individua i parametri per l'assegnazione delle

risorse dei fondi da parte delle regioni ai singoli comuni; ma sempre in modo francamente

incomprensibile. Vedremo cosa diranno i regolamenti attuativi e i bandi.

(DI NUOVO) SI VENDONO LE CASE POPOLARI

L'art. 3 (comma 1, lett. a) prevede un nuovo piano di vendita di alloggi e.r.p. che sfacciatamente

dovrebbe servire a...costruire nuovi alloggi di e.r.p. e fare manutenzione dell'esistente. La norma è

chiaramente destinata a rilanciare il mercato delle costruzioni, non certo a contribuire a risolvere il

disagio abitativo.

Alla lett. b) viene costituito un nuovo fondo destinato a sostenere l'acquisto degli alloggi, finanziato

con 18,9m dal 2015 al 2020. In particolare poi si predispone una porta d'ingresso per i soliti fondi

immobiliari in cui far confluire la vendita e quindi gli allogi e.r.p. (v. nuovo comma 2-quater art. 13,

d.l. n. 112/ 2008).

All'art. 4 si interviene sul recupero e la manutenzione del patrimonio di e.r.p. attraverso:

– un Piano di recupero e razionalizzazione... (comma 1);

– un Fondo...(comma 2 e 5);

– assegnazioni ai soggetti di cui alla L. n.9/ 2007 ossia i destinatari del provvedimento di

sospensione degli sfratti per finita locazione.

Ovviamente non è chiaro il rapporto fra art. 3 e art. 4, ma il sospetto è che sarà privilegiata la

vendita rispetto al recupero.

Con il noto art. 5 (denominato Lotta all'occupazione abusiva di immobili) si cerca di arginare un

fenomeno inevitabile attraverso un dispositivo legale inapplicabile ma di forte impatto mediatico e

promozionale.

Comunque la norma è fatta malissimo (mettere insieme i concetti di "occupazione", "abusivismo" e

"senza titolo" è un atto giuridicamente spericolato!). Il presupposto della sua applicazione è,

chiaramente, un accertamento giudiziale di "occupazione abusiva senza titolo". Ma da parte di chi?

E come? Unica soluzione logica sembra essere quella della sentenza, civile o penale, passata in

giudicato. Quanto alla "residenza", com'è noto, non si chiede, essendo un fatto giuridico, non un

diritto. Il diritto è invece quello di essere iscritto nelle liste anagrafiche, cui corrisponde un dovere

del Comune di provvedere in presenza delle condizioni previste dalla legge. Semmai la presenza

documentata in una casa occupata costituisce ragione giustificatrice per l'iscrizione nelle liste

anagrafiche comunali, fermo restando l'eventuale reponsabilità penale.

Quanto all'allacciamento (termine orrendo che fa però il suo trionfale ingresso nel mondo del diritto

grazie a Renzi che anche solo per questo motivo è giusto che sia ricordato in futuro) "a pubblici

servizi" e agli "atti emessi in violazione di tale divieto" se ne afferma la loro nullità "a tutti gli

effetti di legge". Cosa capiterà in concreto è arduo poterlo dire a priori, ma di sicuro non si rischia

nulla ad allacciarsi "a pubblici servizi" dal momento che in Italia non ne esistono più ormai da

decenni...

Gli artt. 6, 7 e 8 risultano interessanti più che altro perchè si occupano, con misure di sostegno

fiscali (equamente ripartite fra costruttori e inquilini oltre all'art.9 che riduce ancora l'imposizione a

favore dei proprietari) e di agevolazione all'acquisto, dei c.d. "alloggi sociali" secondo la

definizione del decreto ministeriale in attuazione dell'art. 5, L. n.9/07. Trattasi del decreto

ministeriale 22.4.2008 intitolato "Definizione di alloggio sociale ai fini dell'esenzione dall'obbligo

di notifica degli aiuti di Stato, ai sensi degli artt. 87 e 88 del Trattato Istitutivo della Comunità

Europea". Quindi gli alloggi sono "sociali" non tanto per soddisfare un esigenza sociale ma

piuttosto per assolvere ad un obbligo comunitario a vantaggio, evidentemente, di chi costruisce.

E lo dice chiaramente il decreto ministeriale medesimo ove nel preambolo richiama la decisione

2005/842/CE della Commissione europea riguardante l'applicazione dell'art. 86 par. 2 Trattato CE

agli aiuti di stato sotto forma di compensazione degli obblighi di servizio pubblico concessi a

determinate imprese incaricate della gestione di servizi di interesse nazionale. In pratica la decisione

riguarda l'esenzione totale o parziale fra l'altro dagli oneri di urbanizzazione a carico dei costruttori

di alloggi definiti "sociali".

Il decreto ministeriale in tema di "alloggio sociale" (sottoscritto dai ministri Di Pietro, Ferrero,

Bindi e Melandri) è un bel manifesto inattuabile senza effettive risorse, costretto all'interno dei

vincoli di mercato europei ma soprattutto destinato ai decisori di livello regionale che non hanno

mai avuto in questi anni nè la volontà politica nè la statura morale per darvi efficace attuazione.

Merita una breve digressione l'art.8, comma 2, in tema di c.d. Affitto-riscatto. In realtà la norma

parla di "...imputare parte dei corrispettivi pagati al locatore in conto del prezzo di acquisto futuro

dell'alloggio e per altra parte in conto affitto". Quindi l'inquilino non ha alcun vantaggio concreto,

ma paga una somma che è composta sia dal canone pattuito (nei limiti degli accordi territoriali) che

da una quota in conto prezzo. Al corrispettivo pagato si applica il regime fiscale del canone e quindi

la cedolare secca.

Si tratta di nuovo di un meccanismo vantaggioso per il costruttore-locatore e utilizzabile solo da un

inquilino "astratto" ossia rientrante nelle categorie sociali disagiate ma con una quota di reddito da

destinare all'acquisto. Forse il legislatore pensa ai gratta e vinci e alle slot machines...

L'art. 10, lungi dall'occuparsi di e.r.p. intesa quale strumento di programmazione sociale e gestione

del territorio, risulta essere un piano a sostegno del settore edile, utilizzando come cavallo di troia il

disagio abitativo e il concetto di alloggio sociale.

E' vero che il comma 1 prevede che gli interventi debbano avvenire senza consumo di nuovo suolo

rispetto agli strumenti urbanistici vigenti, ma il comma 3 prevede invece che "le aree e gli

immobili da destinare ad alloggio sociale non si computano ai fini delle quantità minime

inderogabili di spazi pubblici o riservate alle attività collettive, a verde pubblico o a parcheggi...".

Le due cose, evidentemente, non stanno insieme. Negli strumenti urbanistici vigenti diminuiranno

spazi pubblici, attività collettive e aree verdi.

Il comma 4 estende poi il concetto di "patrimonio edilizio esistente" anche agli immobili non

ultimati, agli interventi con titolo abilitante rilasciato entro il 31.12.2013 o regolati da convenzioni

urbanistiche stipulate entro la medesima data. Nella più pura tradizione dell' Italian Style.

Gli interventi ammessi (comma 5) arrivano sino alla "sostituzione edilizia mediante anche la totale

demolizione dell'edificio e la sua ricostruzione con modifica di sagoma o diversa localizzazione del

lotto di riferimento...".

Il comma 6 consente alle regioni di semplificare il rilascio del titolo abilitativo e di ridurre gli oneri

di urbanizzazione e il comma 7 conferisce addirittura ai comuni il compito di approvare i criteri di

sostenibilità urbanistica, economica e funzionale dei progetti di recupero, riuso o sostituzione

edilizia. Il comma 8 chiarisce, a chi non avesse ancora ben chiaro lo scopo della norma, che gli

interventi "...possono essere autorizzati in deroga alle previsioni degli strumenti urbanistici...".

Vi è un totale abbandono di qualsiasi pianificazione territoriale e sembra di assistere ad un nuovo

scontro, questa volta fra penuria di case e tutela dell'ambiente, uguale a quello che vede

fronteggiarsi spesso ambiente e tutela dei posti di lavoro. Ancora una volta lo stato sa come mettere

i cittadini l'uno contro l'altro a proprio vantaggio.

In conclusione, il Piano Casa di Renzi è una disposizione di legge di natura pubblicitaria (che è

peggio di promozionale) che non dà nulla a chi ha bisogno (i nuclei abitativi sfrattati o sotto

sfratto), punisce i più deboli (gli occupanti per necessità), sostiene un ceto medio impoverito ma

cercando di impoverirlo ancora di più a favore di costruttori edili in crisi che, travestiti da operatori

sociali, si riciclano in nome dell'housing sociale in benefattori della società a spese dei contribuenti

e dell'ambiente.

Si poteva fare di peggio? Probabilmente sì. Staremo a vedere.

avv. Alessio Ariotto

 

 

 

Piano casa del Governo. Mumolo: "Norme anticostituzionali, la residenza non si nega per decreto"

Associazione Avvocato di strada Onlus

 "Il decreto legge Renzi – Lupi n. 47 del 28 marzo, il cosiddetto "Piano casa", contiene una norma che contrasta con le norme costituzionali e deve essere modificata". Lo afferma il presidente dell'Associazione Avvocato di strada Antonio Mumolo.

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"L'articolo 5 del decreto – sostiene Mumolo – stabilisce infatti che chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedervi la residenza. L'articolo riguarda decine e decine di migliaia di famiglie che sono costrette ad occupare un immobile solo perché hanno perso il lavoro e altrimenti finirebbero in strada. Queste famiglie possono essere sfrattate, certo, ma non si può decidere con un decreto di negare loro la residenza".

"Vale la pena ricordare che dalla residenza anagrafica discendono molti diritti fondamentali: senza residenza non si può votare, non ci si può curare, non si può ricevere una pensione, non si può richiedere una casa popolare. Tutto questo riguarda ovviamente anche i minori, la cui residenza dipende da quella dei genitori, e che non potranno neanche essere iscritti a scuola. Togliere la residenza ad una famiglia che occupa uno stabile, o impedirgli di prenderla, significa mettere per decreto quella famiglia fuori dalla società, renderla invisibile, cancellare di colpo le residue possibilità che quella famiglia avrebbe per poter uscire dalle proprie difficoltà. E' singolare che un "piano casa", che dovrebbe aiutare le famiglie italiane ad affrontare la crisi, possa avere questi effetti".

"L'articolo, inoltre, contiene un altro incredibile paradosso: la legge italiana stabilisce che la residenza anagrafica deve essere riconosciuta a tutte le persone che vivono in un dato luogo. Si tratta – sottolinea Mumolo – di un modo per garantire loro alcuni diritti fondamentali, ma si tratta anche di un tema di ordine pubblico. Le istituzioni devono sapere quante persone vivono in una città, come si chiamano, come sono formati i loro nuclei familiari. I sindaci in qualità di Ufficiali di Governo sono tenuti a far rispettare il diritto alla residenza, e possono essere sanzionati se vengono meno a questo dovere. Ma come si comporteranno con le famiglie occupanti? come verrà risolto questo contrasto normativo?

"Il decreto viola – ribadisce Mumolo – varie norme costituzionali: basta pensare al diritto alla salute, al diritto allo studio, al diritto alla fruizione dei servizi di welfare, al diritto di circolazione, al diritto ad una vita libera e dignitosa. Chiedo al Governo di modificare l'articolo 5: un piano che intende "far fronte al disagio abitativo che interessa sempre più famiglie impoverite dalla crisi" non può avere tra i propri effetti collaterali quello di negare diritti fondamentali alle stesse famiglie".

Associazione Avvocato di strada Onlus
Via Corazza 7/8, 40128, Bologna
Tel.051397971, Fax 0513370670
Skype: callto://jacopo.fiorentino
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PROFILI DI INCOSTITUZIONALITA' DELL'ART. 5 DEL DECRETO LEGGE N.47 DEL 28 MARZO 2014 (DECRETO LEGGE RENZI-LUPI). DELL'AVV. VINCENZO PERTICARO

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Secondo quanto statuito dall'art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo 2014, "Chiunque occupa abusivamente un immobile senza titolo non può chiedere la residenza né l'allacciamento a pubblici servizi in relazione all'immobile medesimo e gli atti emessi in violazione di tale divieto sono nulli a tutti gli effetti di legge".

Appare di tutta evidenza che la ratio di tale norma è quella di voler reprimere fattispecie delittuose riconducibili alla sfera di applicazione dell'art. 633 c.p., a norma del quale "Chiunque invade arbitrariamente terreni o edifici altrui, pubblici o privati, al fine di occuparli o di trarne altrimenti profitto, è punito, a querela della persona offesa, con la reclusione fino a due anni o con la multa da  € 103,00 ad € 1032,00".

A ben vedere, dall'art. 5 del richiamato D.L. emerge come intento prioritario del legislatore sia esclusivamente quello di reprimere le condotte criminose de quibus, sacrificando diritti fondamentali della persona costituzionalmente garantiti, primo fra tutti quello all'integrità fisica tutelato dall'art. 32 della nostra Carta Costituzionale.

Una tale disposizione si appalesa oltremodo illegittima se si tiene conto della circostanza che lo stesso legislatore penale ha previsto, all'art. 54 c.p., la non punibilità di "chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona", introducendo, in tal modo, una causa di giustificazione definita come "stato di necessità".

Secondo un'interpretazione costituzionalmente orientata dell'art. 54 c.p., nel concetto di "danno grave alla persona", debbono essere ricompresi tutti quei diritti astrattamente riconducibili all'alveo dell'art. 2 Cost. ed indispensabili per la tutela della persona umana come, nel caso che ci occupa, il diritto ad una abitazione la cui funzione è quella di impedire che un soggetto possa essere limitato dalla violazione di un altro diritto, primi fra tutti la vita e l'integrità fisica.

Tutto ciò trova, peraltro, pieno riscontro in numerosi pronunciamenti degli Ermellini. Difatti, con la sentenza n. 24987/2011 Cass. Pen., è stato ritenuto che"Ai fini della sussistenza dell'esimente dello stato di necessità previsto dall'art. 54 c.p., rientrano nel concetto di "danno grave alla persona" non solo la lesione della vita o dell'integrità fisica, ma anche quelle situazioni che attentano alla sfera dei diritti fondamentali della persona, secondo la previsione contenuta nell'art. 2 Cost.; e pertanto rientrano in tale previsione anche quelle situazioni che minacciano solo indirettamente l'integrità fisica del soggetto in quanto si riferiscono alla sfera dei beni primari collegati alla personalità, fra i quali deve essere ricompreso il diritto all'abitazione in quanto l'esigenza di un alloggio rientra fra i bisogni primari della persona.".

Ed ancora, è la sentenza n.13.09.2011 n° 33838 Cass. Pen.a precisare che "L'illecita occupazione di un bene immobile è scriminata dallo stato di necessità conseguente al danno grave alla persona, che ben può consistere, oltre che in lesioni della vita o dell'integrità fisica, nella compromissione di un diritto fondamentale della persona come il diritto di abitazione, sempre che ricorrano, per tutto il tempo dell'illecita occupazione, gli altri elementi costitutivi, e cioè l'assoluta necessità della condotta e l'inevitabilità del pericolo".

Orbene, alla luce di quanto fin qui esposto, non può non riscontrarsi come la previsione dell'art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo 2014, mirando a reprimere le condotte contra jusdi chi occupa abusivamente un immobile,si presti a ledere molteplici diritti fondamentali costituzionalmente garantiti a tutti gli individui, in primis quello all'integrità fisica.

Al fine di poter meglio delineare i diritti costituzionali che si ritengono violati dalla disposizione de qua, occorre dapprima specificare la base giuridica su cui poggia il concetto di residenza e, precisamente, l'art. 43 c.c. il quale dispone che "il domicilio di una persona è nel luogo in cui ha stabilito la sede dei suoi affari ed interessi. La residenza è nel luogo in cui la persona ha la dimora abituale".

Una tale formulazione, se da un lato riconduce il concetto di domicilio ad una condizione giuridica del soggetto, dall'altro lega quello di residenza ad una situazione di fatto intrinsecamente legata alla dimora abituale del soggetto, ossia alla stabile presenza di quest'ultimo nel territorio comunale ed alla sua intenzione di mantenerla.

Difatti, secondo l'opinione andatasi formando nella giurisprudenza italiana, al fine di potersi attribuire ad un determinato soggetto il diritto di residenza, debbono contemporaneamente ricorrere due elementi e, specificatamente, un elemento oggettivo ed uno soggettivo (o volontaristico). Il primo, si configura come la permanenza del soggetto in un determinato luogo, mentre il secondo attiene alla volontarietà di tale permanenza, desumibile dalla condotta tenuta dal medesimo soggetto. Posta tale chiarificazione, la residenza sembra pertanto coincidere con il luogo dell'esistenza tout court, ossia il luogo degli affetti famigliari e dei bisogni primari ed elementari del soggetto.

Rilevando, ai fini della concessione della residenza, solamente condizioni di fatto in cui versa in soggetto richiedente, devono conseguentemente essere escluse altre e diverse circostanze quali, ad esempio, che il medesimo soggetto abbia o meno un lavoro, abbia precedenti penali, ovvero che il di lui possesso dell'abitazione sia legittimo. Da ciò discende, pertanto, che la residenza consiste nell'essere la persona stabilmente ed abitualmente presente in un determinato luogo, non assumendo rilievo le caratteristiche del luogo ma il fatto che questo si trovi nel territorio comunale.

Il diritto alla residenza, difatti, si configura come un diritto soggettivo perfetto disciplinato da diverse norme quali la Costituzione (artt. 2,3, e 14), il codice civile (agli artt. 43 e ss.), la Legge n.1128/1954, il D.P.R. n.223 del 20.05.1989, il D. Lgs. n. 286 del 25 luglio 1998, art. 29, e, altresì, dal D.L. n.5 del 9.02.2012, convertito in legge n.35 del 04.04.2012.

Il diritto alla residenza è rinvenibile nella Carta Costituzionale, agli artt. 2,3,14 e 16. L'art. 2 Cost., infatti, riconosce i diritti inviolabili dell'uomo sia come singolo "sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità", mentre il successivo art. 16 Cost. statuisce che "Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generaleper motivi di sanità o di sicurezza".

Fatte tali premesse, appare ictu oculi che il riconoscimento della residenza è strettamente connesso all'esercizio di numerosi diritti fondamentali di portata costituzionale, infatti, oltre ad essere un diritto in sé, la residenza è il requisito per accedere ai servizi sociali, sanitari e assistenziali. A tal proposito si può richiamare ildiritto all'abitazione, incluso espressamente tra i diritti inviolabili dell'uomo dalla Corte Costituzionalecon la sent. n. 404/1988.

La residenza è, pertanto, un diritto soggettivo da cui deriva il godimento di diversi diritti inviolabili appartenenti a ciascun individuo, tra i quali va senz'altro annoverato ildiritto alla salute (art. 32Cost.): tale norma costituzionale, difatti, afferma il diritto alla salute dei cittadini e della collettività, la cui attuazione è affidata al servizio sanitario nazionale che eroga le sue prestazioni in base alla residenzialità degli utenti.

Ma non è tutto. Tra i diritti costituzionali intrinsecamente connessi al diritto di residenza si possono richiamare il diritto allo studio (art. 34 Cost.), ad una vita libera e dignitosa (art.36), al voto e, in generale, il diritto a partecipare alla vita sociale e civile. Il rispetto e la tutela di tali diritti vale per tutti esseri umani, quale che sia la condizione personale e sociale di ciascuno.

In una prospettiva radicalmente opposta a quella fin qui delineata sembra, invece, radicarsi la disciplina dell'art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo la quale, in palese contrasto col principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., va a danneggiare i cittadini più poveri. Infatti, a volte, la abituale dimora di queste famiglie impoverite coincide con immobili malsani, roulottes, abitazioni abusive o fatiscenti o, come nel caso che qui ci interessa, immobili occupati senza titolo. Ciò non dovrebbe, in modo alcuno, pregiudicare il diritto dei medesimi cittadini ad essere riconosciuti come residenti all'anagrafe comunale. A tal proposito, è d'obbligo richiamare la Circolare del Ministero dell'Interno n. 8 del 29 maggio 1995 con cui viene sancita l'illegittimità di alcune prassi tendenti a condizionare l'iscrizione anagrafica alla dimostrazione di alcuni requisiti. Invero, come si può ben leggere nella richiamata Circolare, "La richiesta di iscrizione anagrafica, che costituisce un diritto soggettivo del cittadino, non appare vincolata ad alcuna condizione, né potrebbe essere il contrario, in quanto in tal modo si verrebbe a limitare la libertà di spostamento e di stabilimento dei cittadini sul territorio nazionale in palese violazione dell'art. 16 della Carta costituzionale.".

Ciò posto, appare di tutta evidenza che qualsivoglia comportamento idoneo a limitare, se non addirittura ad escludere completamente, il diritto di residenza spettante a ciascun cittadino, è da ritenersi contra legem e lesivo dei diritti dei cittadini stessi.

Difatti, se da un lato l'art. 5 del D.L. n.47 del 28 marzo 2014 ha come intento primario, se non esclusivo, quello di reprimere le fattispecie criminose riconducibili alla sfera degli artt. 633 e 639-bis c.p.c., dall'altro lascia completamente privi di qualsivoglia tutela tutti coloro i quali, spinti dalla necessità di scongiurare il pericolo di un danno grave alla propria persona ovvero a quella dei propri cari, hanno posto in essere le condotte richiamate dalle fattispecie de quibus. Il D.L. in questione si appalesa, pertanto, del tutto inidoneo a fronteggiare il disagio abitativo che colpisce moltissime famiglie italiane impoverite, non prospettandosi nello stesso alcuna risoluzione atta a fronteggiare tale emergenza se non quella di negare, a coloro che abusivamente occupano un immobile la possibilità, di richiedere la residenza o l'allacciamento a pubblici servizi. Tutto ciò, a ben vedere, compromette fortemente la dignità di ogni essere umano e, specificamente, di tutte quelle famiglie indotte a tenere comportamenti contra jus al solo fine di rivendicare il proprio diritto ad una abitazione, non altrimenti garantitogli dallo Stato in cui vivono.

#IOSTOCONROCCO ANCORA UNA VOLTA LA LOTTA PAGA! SFRATTO RINVIATO AL 26 MAGGIO, MA DOPO 7 MESI DALL'ASSEGNAZIONE LA CASA ANCORA NON C'E'!

Sono passati più di 7 mesi dal 25 settembre 2013, da quando la commissione del comune di Milano che valuta i casi di emergenza abitativa ha dato parere positivo per l'assegnazione di una casa in deroga ai requisiti per Rocco e la sua famiglia, composta dalla moglie e da tre figli di cui due invalidi, sotto sfratto da più di un anno e mezzo!

Guarda il video del primo picchetto antisfratto!

In questi mesi, grazie ai picchetti cui hanno partecipato decine di solidali, si è ottenuto il rinvio dello sfratto, mentre le mobilitazioni hanno messo al centro dell'attenzione la sua situazione, la stessa, purtroppo, di centinaia di famiglie vittime delle crisi e della NON GESTIONE dell'emergenza abitativa da parte di Comune e Aler.

La scusa, da parte delle istituzioni che si rimbalzano la responsabilità, infatti, è sempre la stessa: soldi per l'emegenza casa, i soldi per dare un tetto alla famiglia di Rocco e a tante altre, dicono, non ci sono e da quasi 7 mesi Aler non trova un appartamento che possa ospitare 5 persone... Strano davvero, visto che ci sono più di 5000 alloggi vuoti lasciati a marcire nei quartieri popolari di tutta Milano.

Invitiamo quindi tutti, mercoledì mattina dalle 7.30 in via Sella nuova 13, a sostenere Rocco e la sua famiglia con un picchetto che impedirà lo sfratto!

Questo sarà soltanto l'inizio di una giornata di mobilitazione verso la manifestazione del 12 Aprile a Roma contro il Jobs Act e il Piano Casa di Renzi: la sera infatti alle 18.30 in un incontro pubblico con gli avvocati Giovanni Giovannelli, Alessio Riotta discuteremo della natura liberticida e ingiusta dei provvedimenti ed in particolare dell'articolo 5 del Piano Casa che prevede di lasciare migliaia di persone che hanno occupato per necessità senza residenza e dunque senza i più elementari diritti, tra i quali quali quello di allacciare le utenze, il diritto alla salute e all'istruzione.

Venerdì 11 partiremo assieme a tanti e tante da tutto il paese verso la manifestazione di Roma [VIDEO]. Da milano appuntamento per partire alle 20 a SMS, P.zza Stuparich 18, partenza pullman prevista per mezzanotte! [MORE INFO]


#iostoconrocco! La casa è un diritto, #bastasfratti e sgomberi!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
12 aprile tutt* a Roma! Corteo nazionale, una sola grande opera: casa, reddito e saperi per tutt*

Mercoledì 9 Aprile @ Cantiere ore 18.30 un  dibattito su Jobs Act e Piano Casa. Le contro-Riforme autoritarie del governo Renzi.
Verso la manifestazione del 12 Aprile.


Il governo Renzi è iniziato all'insegna della velocità, almeno presunta. Sicuramente stanno viaggiando spedite le contro-riforme orientate a precarizzare ulteriormente il lavoro e favorire i palazzinari di fronte all'emergenza casa.
La legge sul lavoro aumenta, se possibile, ancor di più il livello di precarietà del mondo del lavoro e conseguentemente della vita.  Il piano casa che istituisce norme vessatorie e punitive per chi occupa per necessità negando il diritto alla residenza e alle utenze. Infatti all'interno di questo disegno inaccettabile merita particolare attenzione l'articolo 5 del piano casa, un articolo incostituzionale che vuole lasciare senza acqua luce e gas chi ha occupato case abbandonate da anni al degrado e chi non riesce più a pagare l'affitto. Invece di risolvere l'emergenza casa, armano la mano dei palazzinari di un nuovo strumento inaccettabile che rischia di lasciare moltissime famiglie in una condizione inimmaginabile nel 2014.
Stiamo andando a passo veloce sulla strada di un ulteriore ritorno indietro sul piano dei diritti. Con questa crisi vorrebbero farci vedere un film di ritorni al passato, prima dei diritti conquistati con anni di lotte (e già in gran parte smantellati), magari dentro a piccoli orticelli nazionalisti. Basta con 'austerity, incubatrice di nuovi fascismi e fabbrica di povertà. 

Ne discuteremo con:

Giovanni Giovannelli, Avvocato del foro di Milano
Alessio Riotta, Avvocato del foro di Torino

 

Leggi l'appello ai giuristi contro l'attacco ai diritti alla persona del Piano Casa di Renzi e Lupi


Leggi gli articoli di Giovanni Giovannelli sul Job Acts
La precarizzazione totale del Jobs Act, come reagireda Effimera. 1 Aprile 2014
Jobs Act: Renzi, Poletti e il fantasma dello Sceriffo di Nottingham. da Effimera 25 Marzo 2014

Leggi da Abitare nella crisi l'analisi sul piano casa.
Vedi l'articolo verso la manifestazione del 12 Aprile da Cantiere.org e da Abitare nella crisi.

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